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soggy clothes and breezeblocks.

Can it wait for a bit? I'm in the middle of some calibrations.
Lug 7 '12

L’angst e l’arte nel tempo - S01E01

Salve a tutti. Benvenuti alla prima puntata della nuova rubrica mia e di cassie-siddal: “L’angst e l’arte nel tempo”. Il nostro scopo sarà ripercorrere e dimostrare come, fin dalle origini dell’umanità, l’angst abbia sempre oppresso e turbato l’uomo. E lo faremo studiandone l’espressione artistica.
Oggi ci occuperemo dell’arte rupestre, in particolare di questo:

(Source: here)

Una notevole dose di angst è già individuabile nell’horror vacui, nell’affastellarsi di figure, nelle loro pose contratte e innaturali, nel loro concentrarsi in un deliquio rosaceo.

Dedichiamoci, adesso, a un’analisi più attenta e puntuale di alcune figure rilevanti.

Spicca immediatamente, anche per via della differenza cromatica, il personaggio giallo che campeggia al centro, che sta palesemente tentando di volare, forse nel tentativo di staccarsi, per un istante, dall’angstterra, dal peso della angstforza di gravità. Potremmo ipotizzare che sta cercando di saltare a miglior vita - dunque di suicidarsi.

Sempre al centro della composizione, a destra della figura gialla suicidante, osserviamo due figure semidistese. Accanto ad esse, una figura inquietantemente più enorme, che li giudica; si tratta, probabilmente, di un rompicazzo che dice: “OH BAMBINI CHE STATE PER TERRA AD ANGSTARE? ANDATE A GUARDARE MARIA DE FILIPPI O IL GF ANZICHE’ FARE STE PUTTANATE”.

Poco più in basso, una figura femminile tiene le braccia intrecciate dietro la nuca. Sta palesemente mostrando le tette. Si tratta di un’attention whore ante litteram: le figure sottostanti sono tutte protese verso di lei a indicarla, mentre quelle più vicine al margine inferiore, più hipsteriche, allargano le braccia di fronte al triste spettacolo, come a dire: LOOK AT ALL THE FUCKS WE GIVE.

Alla destra della tipa sticazzante, due tipi si rincorrono. Possiamo definirla, forse, la scena più angst dell’intera rappresentazione. Si tratta di una scena del tipo: ”ma io ti amo, non scappare!” “non posso, sta cominciando Un posto al sole su Rai3! devo andare!”. Dietro di loro, un tipo che a sua volta insegue la figura inseguente, ma è un forever alone e si è già arreso: si limita, infatti, ad assistere alla scena con il braccio teso mollemente verso un infinito che non raggiungerà mai. Osservando con più attenzione, notiamo come quest’ultima triste e infelice figura stia per essere colpita da quello che sembra un oggetto contundente, forse una lancia: è indubbiamente una metafora dell’angst che lo colpisce. Il personaggio è già ricoperto da un alone giallo che sembra stare per espandersi tutto intorno: rappresenta l’angst, e lo prova il fatto che la figura centrale in procinto di suicidarsi è di colore giallo. Presto l’angst si espanderà a macchia d’olio, ricoprendo tutte le figure della pittura e cancellando il deliquio rosaceo poco angst in cui risultano, ancora per poco, immerse.

La puntata di oggi si conclude qui. Vi aspettiamo al nostro prossimo appuntamento con l’angstarte.

3 note Tags: arte pitture rupestri angst demenza assortita serietà troppo lol stiamo morendo ciao l'angst e l'arte nel tempo

  1. cassie-siddal ha rebloggato questo post da mireverie
  2. postato da mireverie